Tuesday, January 15, 2008

Accadde domani

Il 1 maggio 1925 fu pubblicato su Il Mondo il manifesto degli intellettuali antifascisti. Il manifesto fu stilato da Benedetto Croce. Tra i firmatari: Luigi Albertini, Sibilla Aleramo, Corrado Alvaro, Giovanni Amendola, Giovanni Ansaldo, Vincenzo Arangio Ruiz, Antonio Banfi, Sem Benelli, Piero Calamandrei, Emilio Cecchi, Floriano Del Secolo, Guido De Ruggiero, Luigi Einaudi, Giustino Fortunato, Giorgio Levi Della Vida, Carlo Linati, Attilio Momigliano, Rodolfo Mondolfo, Eugenio Montale, Gaetano Mosca, Giorgio Pasquali, Giuseppe Rensi, Francesco Ruffini, Gaetano Salvemini, Matilde Serao, Adriano Tilgher.
Nomi da ricordare, per il loro coraggio. Oggi come allora.
"[...] E, veramente, gl'intellettuali, ossia i cultori della scienza e dell'arte, se come cittadini, esercitano il loro diritto e adempiono il loro dovere con l' ascriversi a un partito e fedelmente servirlo, come intellettuali hanno solo il dovere di attendere, con l'opera dell' indagine e della critica, e con le creazioni dell' arte, a innalzare parimenti tutti gli uomini e tutti i partiti a più alta sfera spirituale, affinché, con effetti sempre più benefici, combattano le lotte necessarie. [...] l'abuso che vi si fa della parola "religione"; perchè, a senso dei signori intellettuali fascisti, noi ora in Italia saremmo allietati da una guerra di religione, dalle gesta di un nuovo evangelo e di un nuovo apostolato contro una vecchia superstizione, che rilutta alla morte, la quale le sta sopra e alla quale dovrà pur acconciarsi; - e ne recano a prova l' odio e il rancore che ardono, ora come non mai, tra italiani e italiani. Chiamare contrasto di religione l' odio e il rancore che si accendono daun partito che nega ai componenti degli altri partiti il carattere d' italiani e li ingiuriastranieri, e in quest' atto stesso si pone esso agli occhi di quelli come straniero eoppressore, e introduce così nella vita della Patria i sentimenti e gli abiti che sono propridi altri conflitti; nobilitare col nome di religione il sospetto e l'animosità sparsi dappertutto, che hanno tolto perfino ai giovani dell'Università l'antica e fidente fratellanza nei comuni e giovanili ideali, e li tengono gli uni contro gli altri in sembianti ostili [...] Per questa caotica e inafferrabile "religione" noi non ci sentiamo, dunque, di abbandonare la nostra vecchia fede: la fede che da due secoli e mezzo è stata l'anima dell'Italia che risorgeva, dell'Italia moderna; quella fede che si compose di amore alla verità, di aspirazione alla giustizia, di generoso senso umano e civile, di zelo per l'educazione intellettuale e morale, di sollecitudine per la libertà, forza e garanzia di ogni avanzamento. [...] E forse un giorno, guardando serenamente al passato, si giudicherà che la prova che ora sosteniamo, aspra e dolorosa a noi, era uno stadio che l'Italia doveva percorrere per rinvigorire la sua vita nazionale, per compiere la sua educazione politica, per sentire in modo più severo i suoi doveri di popolo civile."
Il resto qui.

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